Marino e Reja gli artefici del successo azzurro.
È difficile non iniziare questo editoriale senza ringraziare l’artefice del risorgimento della fenice azzurra nel paradisiaco empireo del massimo girone calcistico italiano. Pier Paolo Marino, un uomo che quattro anni fa decise di lasciare un porto sicuro in quel di Udine, che gli stava dando ampi gradi di soddisfazione, per cimentarsi a guidare una squadra retrocessa di ufficio in Serie C1, causa un fallimento. Non si può non capire la portata di questa resurrezione se non mettiamo in evidenza da dove è iniziato il cammino del nuovo Napoli. Giova ricordare che nell’estate del 2004, non si avevano nemmeno i palloni. Esisteva solo De Laurentis, che non capendo un acca di calcio, ma essendo un imprenditore che la sa lunga, fa la cosa più ovvia di tutte: Affida la gestione tecnico manageriale della società ad un uomo esperto, capace, lungimirante, che sapesse lavorare in realtà difficili e trarre il massimo vantaggio… il profilo di Pier Paolo Marino è tutto qui, il suo curriculum, la sua storia, la sua peculiarità più evidente e vincente è proprio quella: il saper lavorare. Pronti via, primo anno, e molte difficoltà. Nonostante si debba sopportare un fardello di storia chiamato Napoli, nonostante il fatto di dover rappresentare una delle più importanti città europee a livello sportivo, si lavora, si va avanti. Si scelgono gli uomini giusti, si apportano i doverosi e giusti correttivi (solo chi non opera mai, non sbaglia mai) si fanno le giuste valutazioni per crescere. Pier Paolo Marino e De Laurentis, sanno che il loro obiettivo non è solo riportare il Napoli in Serie A, accontentare i tifosi che pretendono i fasti di un tempo. No! Sanno che il loro vero obiettivo è riportare la dignità alla società sportiva calcio Napoli, sanno che i fallimenti, le messe in mora, le aule dei tribunali, non devono più interessare la squadra che rappresenta il Vesuvio, in quel momento metafora di ciò che prova l’intera tifoseria partenopea. Nel momento di difficoltà scelgono un correttivo che si rivelerà fondamentale. Danno la guida tecnica in mano ad un altro figlio di quella terra che Marino aveva lasciato da vincitore. Un friuliano taciturno, pragmatico, serio, un po’ all’antica, tenace. Edoardo Reja approda al Napoli. La recente storia la sappiamo. Edy Reja porta il napoli dal 9 posto della serie c1 al terzo perdendo nella stagione regolare SOLO una partita. Perde i Play off nella finale con l’Avellino. Vuole dimettersi perchè da persona seria non ha raggiunto l’obiettivo, ma viene convinto dal duo a rimanere in sella. É la persona giusta. Secondo anno ed a Pasqua è già serie B. Promozione doverosa che non si festeggia fino in fondo (è un atto dovuto ritornare nel campionato cadetto). Reja viene confermato ancora una volta. Il curriculum parla chiaro. In serie B è uno degli allenatori più vincenti, tre promozioni con due primi posti, ottimi piazzamenti dovunque ha allenato. Conosce la categoria e Pier Paolo Marino gli regala una corazzata. Infatti gli compra due difensori di sicuro avvenire, provenienti dalla categoria superiore, un giocatore di rendimento a centrocampo che ha giocato in piazze calde come Milano, Londra, Genova, gli compra il capocannoniere della Serie B ed il miglior fantasista che aveva calcato i campi del torneo cadetto nell’anno precedente. Il campionato cadetto inizia però sotto i peggiori auspici con la retrocessione d’ufficio della Juventus, ed un panorama di comprimarie di lusso. Si preannuncia, come sarà, il campionato di serie B più difficile mai visto nella storia. Il napoli ha le carte in regola per vincerlo, anche se il posto a disposizione è ovviamente uno solo. Alla fine, quel posto è del Napoli. Un Napoli che a conti fatti, a differenza delle altre squadre che lottano per la promozione, NON fa movimenti SERI sul mercato. Marino aveva avuto ragione ancora una volta. Con una squadra messa in campo in modo FISICO, con le vittorie per 1 a 0, con sole cinque sconfitte in quarantadue partite, la migliore difesa del campionato, meglio ancora della Juventus ex campione d’Italia, e con nove vittorie fuori casa, il Napoli sale in Serie A. “ LA FENICE è RISORTA”. Marino e Reja sono aspettati al varco. Ad alcuni critici e tifosi non è piaciuta la gestione della Serie B. Secondo queste persone (che vengono chiamati dal DG “sapientoni”) il Napoli avrebbe dovuto passeggiare contro tutto e contro tutti. L’allenatore avrebbe dovuto avere una mentalità “vincente” e non di mantenimento, specie nelle partite più “semplici”, bisognava andare a farla da padrone su tutti i campi. Marino poi, che voleva comportarsi come ci si comporta ad Udine? Noi siamo il Napoli. Questo dicevano i “sapientoni”. Reja inghiotte, Marino pensa a lavorare, De Laurentis sbotta. Il suo essere sanguigno ed irrequieto, oltre che inesperto di cose calcistiche, gli fanno seguire i sentimenti della piazza. Sbotta anche lui contro una certa gestione della squadra. É un momento particolare. Reja viene pubblicamente delegittimato dal presidente in una intervista, salvo poi “aggiustare” il tiro. Reja non firma il rinnovo. Neanche a promozione acquisita. A Napoli la maggior parte dei tifosi ringrazia l’allenatore per il miracolo, ma chiede un nome alla guida tecnica, più di Serie A, più giovane, più adatto alla massima serie. Il pubblico vuole vedere la squadra giocare. La società fa le sue valutazioni e convince il goriziano di origine slovena a firmare. Reja rimane per il quarto campionato di seguito. La tifoseria inizia a sbottare. Il curriculum dell’allenatore in serie A è devastante. Solo due anni nella massima serie, un esonero ed un diciasettesimo posto. Anche il mercato viene contestato. Si prendono giovani, si parla di campionato di assestamento, si punta su incognite. Questo modo di investire viene visto come provinciale. Il Napoli è contestato, ritornano vecchie paure. La società invece è tranquilla. Stabilisce l’obiettivo tra il decimo ed il dodicesimo posto. Marino conia la parola d’ordine: Stupire. Sono passate trentaquattro partite da allora. Questi i numeri:
46 punti, 27 punti conquistati contro juve, inter, roma, lazio, palermo, udinese, sampdoria, fiorentina, ovvero le big di questo campionato. Gioco nel girone di andata spumeggiante, palla a terra in molte occasioni. Attacco prolifico, con buoni inserimenti dei nostri centrocampisti, buone individualità, gesti tecnici notevoli. Anche qualche delusione lungo il percorso ovvio. Gestione dello spogliatoio, inadeguatezza di Reja restano nella mente dei tifosi, nei momenti di difficoltà come nei momenti di felicità. Ma gli azzurri stupiscono, si salvano agevolmente e tornano a far sognare i tifosi. Oggi si guarda al futuro, e si guarda con gioia. Quattro anni fa, il Napoli parlava di libri contabili. Oggi ad Aprile si fantastica su quale attaccante il Napoli punterà, su come si spenderanno i cinquanta milioni di euro messi a disposizione per rinforzare la squadra. Ed intanto Marino continua a lavorare: Santacroce, Lavezzi, Gargano, Hamsik, Mannini….. sotto a chi tocca.
Davide Cestrone

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