Napoli Calcio: sbagliando s’impara.

La società dopo il girone di ritorno disastroso ha deciso di dare uno scossone, accelerando il progetto di crescita della squadra. Il Genoa quest’ anno è stato un esempio, ha fatto gli stessi punti della Fiorentina e solo per gli scontri diretti non giocherà la Champions. Preziosi del resto è un gran competente di calcio, il mercato a Genova lo fa lui e si vedono i risultati. De Laurentis è un grande presidente e un grande imprenditore, ma non è ancora un grande conoscitore di calcio, in questi anni si è affidato totalmente a Marino che dall’ alto della sua competenza è riuscito a sopperire all’assenza di un organigramma societario e alla presenza poco costante dello stesso presidente a causa degli impegni cinematografici. Quest’ anno sono emerse le prime difficoltà e molti hanno chiesto la testa di Marino, ma è davvero lui l’ unico responsabile? Chi conosce il direttore da tempo sa che ha sempre adottato la politica delle scommesse, molti forse non ricordano tutte le meteore passate per Udine. Ma sulle sue abilità c’è poco da discutere. Napoli non è Udine e Marino l’ha capito. Si è speso tanto e forse male, ma il Napoli ad eccezione di Garics e Domizzi ha mantenuto la stessa rosa dell’ anno scorso, con l’ aggiunta di qualche innesto per garantire maggiore qualità e qualche ricambio in più all’ organico. In realtà, aldilà del discorso che concerne la preparazione, sembra essere venuta meno la dote principale del Napoli del passato, ovvero il gruppo. Reja non è mai stato un grande allenatore dal punto di vista tecnico-tattico, ma un grande motivatore senza dubbio Eppure con l’espandersi del clan argentino e l’ assenza del Pampa Sosa, che nel primo anno era stato una guida importante per Lavezzi, nello spogliatoio ha iniziato a regnare l’anarchia. il mister ha perso sempre più il controllo della situazione, sbagliando forse nel momento di crisi ad insistere sempre sugli stessi uomini, ormai saturi, trascurando giocatori come Bogliacino, Grava, Pià, seri professionisti, che potevano essere utili in un momento di difficoltà. Ma la domanda è questa: “E’ normale che un allenatore non metta bocca nel mercato e avalli a prescindere qualunque decisione?”. Quando chiesero a Reja cosa pensava di Datolo rispose che non lo conosceva ancora. Se da un lato a Marino si può rimproverare di aver fatto il padre padrone, dall’altro ci si aspetta da un allenatore che di fronte a certe imposizioni alzi la voce o si dimetta. Ora il potere di Marino sembra ridotto, ma semplicemente perchè Donadoni è uno che ama dire la sua e se non potesse farlo probabilmente si dimetterebbe.
Claudio Moscariello SSC-NAPOLI.it

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