Parma-Napoli: diario di un tifoso.
Se ne potrebbero dire e raccontare tante riguardo le esperienze di ogni singolo tifoso che intraprende viaggi per seguire la sua squadra del cuore, come se ne potrebbero raccontare tante riguardo le singole emozioni di ognuno di noi, gli anneddoti e le storie che contornano le giornate di calcio in cui la gente è protagonista. Il giorno 29 Novembre a Parma è un giorno come un altro, clima monotono, tipico del Nord, che apre questa importante Domenica di calcio. Un raggio di sole comincia a scorgersi, nascosto li in cielo, portando una speranza a chi come me, si appresta ad entrare nello stadio per seguire il suo Napoli. L’attesa per il sottoscritto è snervante, magica, l’arrivo è alle 12.20 circa fuori al settore ospiti e già si sentono dappertutto le tipiche frasi colorite della gente al seguito, abbellite da cori e imprecazioni visto che i cancelli sono ancora chiusi. Si spera di non entrare 10 minuti prima della partita quando poi, a furor di logica, qualcuno decide che è arrivato il momento, ed eccoci come formiche, seguire le classiche procedure da stadio e prendere posto sul sediolino che più ci sembra adatto alla visione del match. Le 2 ore di attesa non pesano, si scambiano pareri, opinioni, piovono critiche ed elogi, tutto frutto e risultato di una passione che sembra immortale, inesauribile e contagiosa. L’ingresso dei ragazzi in campo viene accompagna da un tripudio di ovazione, pensate che è solo il riscaldamento eppure sembra che si stia già giocando. Passerella timida di alcuni nostri idoli, quali il buon Fabio Quagliarella e capitan Cannavaro che salutano e ringraziano gli sforzi di noi tifosi, accorsi in massa a onorare le loro gesta, come quelle dei gladiatori. Si freme per la partita, ma la cronaca la conosciamo tutti, la fratellanza durante il gol di Denis e i cori che vengono cantati senza una sbavatura danno segno di grande unione, di quello che manca al calcio: la passione, quella vera, non è mai argomento di studio ma sembra quasi passare in secondo piano quando gli episodi di violenza non occupano parte della cronaca sportiva. Il tifo napoletano oggi ne è stato un esempio, simpatica anche la dichiarazione di Ghirardi, presidente del Parma, che si chiedeva se si trovasse al San Paolo o nel suo stadio. Motivo d’orgoglio certo. Gli ultimi 5 minuti han simboleggiato ancora una volta ciò che il tifo napoletano rappresenta: unione nel bene e nel male. Amoruso rovina la festa mentre i volti stanchi della gente, le sciarpe che vengono riposte, bandiere che vengono chiuse, striscioni oramai già arrotolati, accompagnano l’uscita dei napoletani. Non porto certo una vittoria sulla strada del ritorno, porto però un bagaglio di emozioni positive, tanti stimoli e tante immagini che mi danzano ancora davanti agli occhi. Tutte facente parte di un solo titolo: il Napoli.
Nicola Sorrentino SSC-NAPOLI.it

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